Marie Lorena Guinea Montalvo, tutor del Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze di Verdellino – Zingonia: educare alla cittadinanza con gentilezza e responsabilità

// 19/02/2026

Marie Lorena Guinea Montalvo, tutor del Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze di Verdellino – Zingonia: educare alla cittadinanza con gentilezza e responsabilità

Abbiamo incontrato Marie Lorena Guinea Montalvo, tutor del Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze (CCRR) di Verdellino – Zingonia, per approfondire il valore educativo e civico di questo importante organismo di partecipazione giovanile.

Nel suo ruolo di guida e facilitatrice, Marie Lorena accompagna i giovani consiglieri in un percorso di cittadinanza attiva che va oltre le mura scolastiche, trasformando idee, bisogni e desideri in proposte concrete per la comunità. La sua esperienza ci offre uno sguardo autentico su cosa significhi educare alla partecipazione democratica, alla responsabilità e, soprattutto, alla gentilezza come pratica quotidiana e forza trasformativa.

In questa intervista conoscitiva emergono riflessioni, motivazioni e consigli preziosi per comprendere come il CCRR possa diventare uno spazio reale di crescita, ascolto e protagonismo per i cittadini di oggi — non solo di domani.

1. Di cosa ti occupi come tutor del CCRR e come supporti i giovani componenti?

In qualità di tutor CCRR mi propongo di essere facilitatrice e ponte tra l’entusiasmo dei ragazzi e la macchina amministrativa intra ed extrascolastica.

Sono presente alle sedute del nostro CCRR, cerco di stimolare il dibattito democratico e di aiutare i ragazzi a trasformare i loro desideri in proposte concrete e fattibili.

Li supporto offrendo loro strumenti critici per analizzare i bisogni della comunità, garantendo che ogni voce sia ascoltata e incoraggiandoli ad essere protagonisti in modo reale nella comunità.

2. Perché hai scelto di diventare tutor del CCRR della tua comunità?

Ho scelto questo ruolo perché credo fermamente che la cittadinanza attiva e consapevole non si impari sui libri, ma praticandola.

Sento il bisogno di accompagnare i ragazzi fuori dalle mura della vita scolastica per vederli agire nel “mondo vero”. Volevo contribuire a creare uno spazio dove i giovani non fossero considerati solo come futuri cittadini, ma come cittadini del presente, capaci di generare cambiamento ora, fin da subito.

3. Cosa speri che i componenti del CCRR apprendano da questa esperienza?

Spero che acquisiscano la consapevolezza che la loro voce conta ed è importante che la facciano sentire.

Vorrei che imparassero il valore del costruire insieme, del rispetto delle istituzioni e, soprattutto, dell’empatia: capire che amministrare significa prendersi cura del bene comune, anche di chi ha esigenze diverse dalle proprie.

4. Cosa hai imparato finora sui giovani nel tuo ruolo di tutor?

Ho imparato a meravigliarmi del loro sguardo disincantato ma profondamente etico.

Hanno una sensibilità e una capacità sorprendente di individuare le priorità — spesso legate all’ambiente, all’inclusione e alla bellezza degli spazi — e una schiettezza che a volte manca a noi adulti.

Messi nelle condizioni giuste, sanno essere incredibilmente responsabili e visionari.

5. In che modo fare rete tra CCRR, usando la gentilezza come filo conduttore, valorizza l’attività di ciascun consiglio?

La rete impreziosisce la nostra esperienza locale facendoci sentire parte di un movimento collettivo.

Considerare la gentilezza come filo conduttore significa passare a una strategia collaborativa e non competitiva. La condivisione di buone pratiche e il sentirsi parte di qualcosa di più grande incrementano il valore di ogni singolo CCRR.

La gentilezza, intesa come ascolto attivo e cura dell’altro, diventa il linguaggio comune che rende le proposte dei ragazzi più umane ed efficaci.

6. Che consiglio ti senti di dare a chi sta per diventare tutor di un CCRR?

Il rischio di noi adulti è quello di cercare di sostituirci ai ragazzi o di direzionare troppo le loro scelte.

Bisogna essere una guida presente ma discreta, pronta a sostenerli quando inciampano nelle piccole difficoltà, lasciando però che siano loro i veri protagonisti del processo decisionale.

L’ascolto delle loro idee resta sempre il valore fondamentale.

Il consiglio principale è: aiutateli a coltivare le loro stesse idee, farle germogliare e fruttare.

7. Cosa significa per te essere il tutor di un CCRR che dà spazio alla gentilezza?

Significa promuovere la gentilezza come linguaggio relazionale quotidiano, mettere in circolo atti di gentilezza gratuiti e casuali. Sempre. Ovunque. Tutti i giorni.

Significa promuovere nei giovani la politica del “noi” invece che dell’“io”.

Essere tutor in questo contesto vuol dire educare alla gentilezza non come semplice buona educazione, ma come forza rivoluzionaria, capace di scardinare l’aggressività del dibattito pubblico attuale.

È un impegno a coltivare un clima di fiducia dove la condivisione è vista come occasione di crescita e gli altri come una risorsa da scoprire.